I soliti sospetti

Ho sempre avuto il sospetto che, per come vengono presentate a volte le aliquote IRPEF da telegiornali e giornali (per esempio qui, min 0.35 – 0.55, qui, min 0.15 – 0.25, e qui), qualcuno potesse convincersi che le aliquote vengano applicate così come vengono esposte, cioè che la percentuale del reddito che si portano via le tasse sia sempre esattamente quella dello scaglione in cui rientra.

Faccio un esempio: supponiamo che il valore del reddito su cui vada calcolato l’IRPEF sia di 76.000 €. Ingenuamente si potrebbe credere che, appartenendo allo scaglione più alto, oltre i 75.000 €, l’IRPEF dovuta sia esattamente il 43% di 76.000, cioè 32.680 €. Quel che rimane è quindi 43.320 €. Se invece il valore fosse 74.000 €, lo scaglione cui apparterrebbe sarebbe quello del 41%, l’IRPEF 30.340 € e quel che rimane in tasca 43.660 €. In altre parole guadagnando 2.000 € in più, secondo questo calcolo non solo li si dovrebbe versare completamente al Fisco, ma in più gli dovremmo dare altri 340 euro!

Ovviamente non è così. Come si può ricavare da “Unico Persone Fisiche – Istruzioni per la compilazione 2011”, il 43% del primo caso per esempio si calcola soltanto sulla parte eccedente i 75.000 €.  Rifacendo i conti, l’IRPEF su 76.000 € risulta 25.850 €, e rimangono 50.150 €; mentre l’IRPEF su 74.000 € risulta 25.010 €, e rimangono 48.990 €.

Tutti i nostri sani principi sono quindi, per fortuna, anche salvi.

Tutto ciò è assolutamente scontato, anche telegiornali e giornali si risparmiano di dirlo ogni volta (sarebbe anche proprio scomodo e inelegante farlo) e dovrebbero saperlo anche i sassi. Ma forse non è così. Infatti mi sono imbattuto nella seguente lettera inviata da un lettore a Panorama, e pubblicata sul numero del 28 settembre 2011, in cui probabilmente si fa l’errore di cui ho parlato sopra:

Trascrivo la lettera, perché non si legge granché:

<<La tanto sospirata crescita si scontra con la realtà dei fatti, con un sistema tributario che con la sua progressività delle imposte è concepito proprio per scoraggiare chi produce (e guadagna) di più, retaggio di quella concezione veteromarxista che vorrebbe stipendi uguali per tutti e che pensa che il profitto sia una colpa. Se i miei redditi ricadono in una certa aliquota, chi me lo fa fare di cercare di aumentarli, se so che in quel modo finisco per pagare molto di più?>>.

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