Lay and Love dei Pezzi di Merda

A quanto vedo in questo momento, non ci sono ancora molte informazioni disponibili sulla colonna sonora del film This must be the place di Paolo Sorrentino su Internet, o non sono ancora del tutto facilmente accessibili.

In particolare ho fatto fatica a trovare una traduzione (che non ho trovato) e notizie della canzone dei “Pezzi di merda” dei primi minuti del film, “Lay & Love”. In altre parole quella dei primi 50 secondi secondi circa del Trailer ufficiale:

Tutta la colonna sonora non è niente male, e anche il pubblico pare che abbia apprezzato, infatti è finita presto nella top5 dei dischi più venduti su iTunes: qui un post su ilpuntomagazine.it, qui su megamodo.com e qui un articoletto su Elle.it.

 

 

Quanto al brano “Lay & Love” del film, si tratterebbe di una cover leggermente più svelta e pimpante di questo pezzo altrettanto stupendo del cantautore americano Will Oldham:

Il pezzo si trova all’interno dell’album The Letting Go, che Oldham ha firmato con lo pseudonimo Bonnie Prince Billy e che è finito tra i migliori 200 album del decennio 2000 – 2010 secondo pitchfork.com.

 

 

Il testo della canzone è circa il seguente:

 

 

From what I’ve seen, you’re magnificent
You fight evil with all you do
Your every act is spectacular
It makes me lay here and love you

From what I hear, you are generous
You make sunshine and glory too
When you walk in things go luminous
It makes me lay here and love you

From what I know, you’re terrified
You have mistrust running through you
Your smile is hiding something hurtful
It makes me lay here and love you

It makes me lay here and love you
I’m filled with violet and red and blue
I have a feeling from what I do
That you might lay there and love me too

 

 

Il testo l’ho preso dal sito Metrolyrics.com a questo indirizzo.

 

 

Ho fatto una traduzione senza pretese del testo della canzone. E’ mia e potrebbe risultare approssimativa, quindi eventualmente non date la colpa ad altri:

 

 

Da quello che ho visto, sei magnifica
Combatti il male con tutto quello che fai
Ogni tua singola azione è straordinaria
E ciò mi fa stare sdraiato qui e mi fa amarti

Da quello che sento, sei generosa
Porti anche la luce del sole e lo splendore
Quando arrivi le cose si illuminano
E ciò mi fa stare sdraiato qui e mi fa amarti

Da quel che so, sei spaventata
Stai provando diffidenza
Il tuo sorriso sta nascondendo qualcosa che fa male
E ciò mi fa stare sdraiato qui e mi fa amarti

E ciò mi fa stare sdraiato qui e mi fa amarti
Sono colmo di violetto e rosso e blu
Ho una sensazione da quello che faccio:
Che anche tu potresti sdraiarti là e amarmi

 

 

Se ho fatto qualche grave errore, segnalatemelo, grazie.

 

 

Qui c’è un articolo di The New Yorker su Bonnie Prince Billy, cui vale la pena dare uno sguardo, e qui il suo sito ufficiale.

 

 

Dedicato a Mariolina.

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Berlusconi sta strangolando la sua creatura?

E’ da un paio d’anni che mi sembra di riconoscere delle (piccole, dando uno sguardo d’insieme) differenze tra il primo quinquennio di Governo Berlusconi, nel 2001 – 2006, e l’attuale, iniziato nel 2008.

 

 

Il fatto è che tra il 2001 e il 2006 ci eravamo abituati a un Berlusconi totalmente impegnato con la Rai.

Durante tutto il primo quinquennio non ci ha fatto mancare niente: l’editto bulgaro del 18 aprile 2002 (qui l’articolo di quel giorno di Repubblica.it e qui di Corriere.it), cui sono seguite forse stranamente (!?) nel tempo:

l’umiliazione di uno dei più grandi giornalisti della storia d’Italia, Enzo Biagi, con la chiusura di Il Fatto nel maggio dello stesso anno, dopo che nell’ultima stagione, su 167 volte, per 110 era stato il programma Rai più visto. e la media di ascolto era stata del 21.8% di share pari a 6.230.000 telespettatori (fonte: Corriere.it, vedere il link sulle parole “l’umiliazione”);

– la chiusura della trasmissione di Michele Santoro Sciuscià, la sua causa legale con la Rai e il successivo reintegro;

– la scomparsa di Luttazzi dalla Rai per almeno circa due anni, nonostante i 7milioni e mezzo di spettatori (vedere il filmato al link dal minuto 5:10) di Satyricon;

il secondo editto, nell’ottobre circa del 2005, nel periodo della trasmissione Rockpolitik di Adriano Celentano, con i nuovi nomi di Serena Dandini, Sabina Guzzanti, Gene Gnocchi, Enrico Bertolino, Dario Vergassola, Corrado Guzzanti e lo stesso Celentano.

Altri dettagli sulle vicende si possono trovare in questa ottima sintesi su ADGNews24.

Bene o male lo sapevamo che se la sarebbe presa con la Rai in modo pesante. Essendoci un appena appena percepibile conflitto d’interessi, per il fatto che la sua famiglia controlla Mediaset, era lecito aspettarsi da parte di tutti noi italiani (vero?) almeno un tentativo di indebolimento della concorrente. O comunque, avendo a che fare tutti quotidianamente con Berlusconi, e conoscendo la sua personalità probabilmente ormai meglio di quella di nostro padre e di nostra sorella, c’era da attendersi una reazione leggermente scomposta al primo segno di dissenso.

Insomma proprio niente da dire sul fatto che se l’è presa con la Rai. Anzi, a momenti, se non fosse successo, gli avrei mandato una mail con una richiesta di spiegazioni. Che fine fanno la libertà di stampa, d’espressione e la necessità di almeno una certa proporzione (che non sia schiacciante in favore di una o dell’altra) tra le voci di segno opposto o presunto opposto all’interno del servizio pubblico? Massì, è lo Spoils System. Si sa che quando uno va al Governo, quasi tutto deve cambiare di conseguenza. Ma non è un po’ esagerato così? Mannò, è appena appena appena appena (accompagnare la parola con indice e pollice alla distanza di un centimetro) superiore al solito.

 

 

Che c’entra con quello che ho scritto all’inizio?

Il punto è che, da quando è partita la nuova legislatura, nel 2008, ma alcuni fatti risalgono anche a un po’ prima, comunque non più indietro del 2006, il Nostro non solo ha ovviamente mantenuto una certa tensione nella Rai, sennò quella veramente che prende una deriva bolscevica (date un’occhiata se avete tempo a questo link, io mi sono fatto due risate) se non la tieni per il guinzaglio, ma sembra aver aggiunto clamorosamente una discreta attenzione ai giornalisti e ai programmi di casa sua, di Mediaset.

Infatti sono capitate un po’ di cose:

– nel 2006 Lamberto Sposini lascia Mediaset perché <<non c’erano più le condizioni per andare avanti>>. Il direttore in quel momento era Carlo Rossella, che era subentrato nel 2004 a Mentana;

– nel 2009 lo stesso Mentana, che era diventato nel frattempo direttore editoriale (vedere il link appena precedente) si dimette per protestare contro il mancato cambio di palinsesto alla morte di Eluana Englaro, e le dimissioni vengono accettate;

– Mentana viene sostituito nella conduzione di Matrix da Alessio Vinci, ma non sembra sia stata una scelta molto apprezzata, sia a vedere quel che dice in questo fuorionda della trasmissione (vedere i circa primi quattro minuti del video) la giornalista Mediaset Alessandra Magliani, sia a leggere i dati di Audience;

– a un certo punto Mentana accetta di diventare il direttore del TG di La7 e in poco più di un anno il TG La7 quintuplica lo share medio;

– sembra che un certo numero di telespettatori vengano sottratti direttamente alla sua ex azienda, al TG5, e che quindi il risultato conclusivo dell’addio di Mentana sia apparentemente quello di aver reso meno spigoloso e critico uno spazio di approfondimento Mediaset (Matrix), ma di aver perso di contro in ascolto e di conseguenza, verosimilmente, in denaro;

– l’informazione sui suoi canali sembra diventare sempre più morbosamente fedele al suo pensiero, esempio esagerato: in occasione della manifestazione delle donne all’inizio dell’anno, non solo Mediaset riserva pochissimo spazio a quel che succede, ma quando lo fa Berlusconi si riserva addirittura di telefonare in trasmissione personalmente a Mattino Cinque, quando c’è Maurizio Belpietro;

– quando Mentana presenta le dimissioni a Mediaset, Silvia Brasca e Roberto Pavone, da circa vent’anni dipendenti dell’azienda, lo difendono e subiscono una contestazione disciplinare;

– il TG5 ha avuto come direttori, tra gli altri, lo stesso Mentana, Emilio Carelli, poi passato a SkyTG24, e Clemente Mimun, dei grossi nomi, per difenderne l’immagine, eppure negli ultimi tempi sembra proprio volerci convincere che il livello non sia molto più alto (sempre che lo sia stato effettivamente qualche volta) di quello dei cugini Studio Aperto e TG4, sonoro il tonfo in occasione di questo servizio del telegiornale su Wikipedia;

– sembra che ci sia una proliferazione incredibile di Trash nelle reti Mediaset, è ovviamente noto che non se lo sia fatto mai mancare e che anzi ne sia il cittadino onorario, ma adesso sta rompendo gli argini, e a furia di accusare chi non lo ama molto di essere “radical chic”, “intellettualoide”, ecc, sta cominciando ad annoiare per sovraesposizione anche chi di solito apprezza questo genere di TV leggera: hanno fatto flop programmi più o meno Trash come Tamarreide, Stasera che sera, Baila!, tutte trasmissioni su cui forse si puntava qualcosa;

il gravissimo quasi pedinamento e dileggio pubblico del giudice Mesiano, con la colpa di aver scritto la sentenza di primo grado sul risarcimento Fininvest in favore di CIR per Mondadori, fatto per cui è stato sospeso dall’Ordine dei Giornalisti Brachino.

 

 

In altre parole negli ultimi quattro, cinque anni Berlusconi sembra che stia pretendendo dalle reti Mediaset il massimo possibile del supporto, anche a scapito della salute e della qualità dei prodotti dell’azienda.

 

 

Un tempo non era (del tutto) così. Berlusconi in più di una circostanza in passato si è vantato dell’equilibrio e della libertà in Mediaset, per esempio in un articolo di Repubblica.it del 28 marzo 2001 si riportava: <<“Mediaset – ribadisce il Cavaliere – è l’esempio di conduzione liberale, un esempio di moderazione”. Poi, certo, “c’è un solo soggetto, una sola trasmissione che non è così, il Tg4 di Emilio Fede che dichiara apertamente la sua preferenza per la nostra parte politica e, diciamo, il suo trasporto quasi amoroso nei confronti del sottoscritto. Ma lo fa in maniera palese, trasparente e non attacca mai gli altri. Da Emilio Fede non è mai venuta un’azione di killeraggio nei confronti di chicchessia. Quelle azioni vengono oggi dalla televisione pubblica ed il peggio, quello che non si può accettare, è che ciò avviene durante una campagna elettorale”>>. Cioè circolava la più o meno sensata idea che sostanzialmente, a parte qualche caso patologico e anomalo, tipo Emilio Fede e poco altro, gli autori, i giornalisti e in generale i dipendenti delle reti Mediaset godessero di una notevole autonomia.

Nella famosa puntata di Sciuscià del maggio del 2002, che vide Santoro provare una sorta di doppia conduzione non formale ma sostanziale con Maurizio Costanzo, a un certo punto lo stesso Costanzo disse che «Con Striscia, la Gialappa’s e le Iene, Mediaset è l’unica televisione libera».

Confalonieri, quando Mentana nel 2004 lasciò la direzione del TG5 a Rossella, disse, rispondendo al giornalista che lo incalzò con <<C’è chi teme che adesso tocchi a Ricci, alla Gialappa’s.
«Bravi. E poi alle Iene. Ma come ragionate? Mediaset è un’azienda commerciale. Deve fare numeri. Per avere il bilancio che i mercati finanziari ci riconoscono tra i migliori nel mondo deve puntare ad ascolti di milioni di persone. Rossella farà un buon tg e non di parte altrimenti non si fanno i milioni di ascolti a sera»>>. Ovviamente c’era una certa consapevolezza del fatto che mettersi completamente al servizio di Berlusconi sarebbe stato controproducente.

 

 

Ma, come abbiamo visto sopra, questo principio è stato buttato un po’ a mare. E le conseguenze non si sono fatte attendere.

 

 

In questo articoletto su piccoliazionisti.it, ci si lamenta del fatto che <<Pier Silvio Berlusconi ha creato un gruppo televisivo che investe tantissimo in spettacoli ormai noiosi e che risparmia nell’informazione politica, sociale e di costume di qualità. Esattamente il contrario di quanto sta facendo La 7>>.

In questo articolo su affaritaliani.it e in questo su lanostratv.it, entrambi di questo mese, si dice che si è in presenza di un calo di ascolti delle reti Rai e Mediaset in favore di altre emittenti, e sembra anche venire da lontano.

Indubbiamente hanno un ruolo la parcellizzazione e la frammentazione dell’attenzione della gente per via di Internet, Smartphone, Tablet, e altro. Per esempio negli USA stanno per diminuire le case dotate di televisione per la prima volta dopo 20 anni, secondo questo studio Nielsen. In questo articolo del Professor Perretti, della Bocconi, si dice che <<Agli inizi del millennio la media di spettatori era di circa 8,5 milioni nell’intera giornata e di circa 23 milioni nel prime time. Nel 2009 il numero medio è sceso a 7,6 milioni nella giornata e a circa 20 milioni nel prime time. In dieci anni la televisione ha quindi perso 3 milioni di spettatori nella fascia di ascolti più importante>>. Secondo il nono rapporto Censis/UCSI poi: <<In una scala che va da 1 (minimo) a 10 (massimo), televisione e carta stampata non raggiungono il punteggio della sufficienza in termini di reputazione, secondo l’opinione degli italiani: 5,74 è il voto medio di credibilità della televisione e 5,95 è il voto dato ai giornali. Maggiormente credibili radio (6,28) e Internet (6,55), percepita come un mezzo più libero e «disinteressato»>>.

Ma in realtà forse Pier Silvio Berlusconi qualche idea ce l’avrebbe per far ripartire i contenuti di qualità di Mediaset, ma a quanto pare potrebbe avere le mani legate proprio per dover aiutare il padre, infatti in questo articolo di Repubblica.it dice: <<«Mi ero mosso, ne avevo già parlato in azienda, avevo previsto il cosa, il come e il quando. Avrei portato Giovanni Floris a Mediaset», racconta Pier Silvio Berlusconi che del network fondato dal padre, è il vicepresidente. Proprio lui: il conduttore di Ballarò. Nemico pubblico del presidente del Consiglio. Sbilanciato, fazioso, mistificatore, secondo le sue gentili definizioni. «Le attaccherei volentieri la scarlattina», disse il premier a Floris durante una telefonata in diretta mentre era convalescente a casa. «Si ricordi, la Rai non è sua ma di tutti gli italiani», minacciò nel corso di un’altra conversazione telefonica. Poteva davvero finire Floris su una delle reti controllate dal Cavaliere? La risposta di Pier Silvio è un sì convinto, ponderato, studiato nei minimi dettagli. «A noi manca un programma di approfondimento in prima serata – spiega il numero due di Mediaset -. Un programma come Ballarò. È perfetto. È un esempio di grande correttezza. Usa toni pacati e ospita sempre le diverse posizioni in campo». Poi aggiunge: «Eravamo tutti d’accordo»>>.

E’ datato 23 settembre 2011 un articolo di MilanoFinanza Online in cui si dice che Mediaset in Borsa stava aggiornando i minimi storici a Piazza Affari e <<da inizio anno ha perso oltre il 50%>>, e in cui Confalonieri dice: << “Il conflitto di interessi c’è”, ha proseguito, “ma non è che a beneficiarne sia la nostra azienda anche perché noi facciamo il nostro mestiere rispettati dal pubblico se equidistanti dalle parti politiche. Altrimenti”, ha puntualizzato, “perdiamo in credibilità e se perdiamo credibilità perdiamo anche i nostri clienti”>>.

Secondo voi ha perso un po’ di credibilità con questo video?

 

 

In conclusione Berlusconi sembra che stia strangolando la creatura tirata su con tanta fatica con le sue stesse mani, Mediaset.

Ormai sembra invecchiato e stanco, le sue idee per l’Italia, ispirate al liberismo rampante del Dopoguerra, sono cieche, approssimative e sbagliate probabilmente persino all’interno di una destra moderna, la loro applicazione si è concretizzata in un taglio ottuso, orizzontale e soprattutto disastroso della spesa pubblica, i processi sembrano non voler finire, il suo entourage pare si sia ridotto a un manipolo di signorsì, le ossessioni per i giudici e gli insegnanti bolscevichi sostituiscono nella sua testa il tentativo di trovare una soluzione alle difficoltà economiche del Paese.

 

 

Forse agli estimatori della sua storia di imprenditore (fermatasi si può dire nel 1994) piace ricordarlo così, tra mille virgolette, “giovane startupper”:


A proposito del dominio 15october.net

Da qualche giorno circolano anche in Italia post e articoli su chi avrebbe registrato il dominio 15october.net.

Il fatto è che (fino a poche ore fa) se si cercava il nominativo di chi aveva registrato il dominio, per esempio con Domain Tools o con WHOIS GoDaddy, veniva fuori questo:

Paulina Arcos
866 United Nations Plaza
Suite 516
New York, New York 10017
United States

Questa signora è una storica dell’arte, moglie di un certo Francisco Carrión-Mena, che è un politico ecuadoriano attualmente ambasciatore delle Nazioni Unite per l’Ecuador, di cui possiamo vedere un recente intervento su questo articoletto sul sito dell’ONU.

Come facciamo a dire che è sua moglie? I post e gli articoli circolati in Italia fanno riferimento a questa pagina, in cui si parla dell’inaugurazione di un monumento, e a quest’altra pagina, in cui si parla della partecipazione della coppia a una mostra di Monica Sarmiento Castillo.

Ma se mi posso permettere, visto che Wikileaks ha pubblicato un sacco di documenti informativi, secondo me qualcosa là dentro si trova, e si trova pure roba buona. Infatti a questo indirizzo recuperiamo un documento con le seguenti informazioni:

<<Born in Quito April 8, 1953, Carrion studied law and diplomatic affairs, receiving a undergraduate degree from Central University in Quito in 1974 and his doctorate from the same university in 1978. He taught international relations courses at Central University and the Diplomatic Academy from 1988 to 1992. Carrion came to the United States under the International Visitor program in 1989. He speaks English, French and Spanish. He is married to Paulina Arcos, an art historian. They have two sons. Carrion’s brother, Andres, is a prominent TV news anchor in Quito>>.

Qual è il problema allora? Il punto è che il fatto di essere registrato da una persona che ha a che fare con le Nazioni Unite sarebbe un motivo per dire che ci troviamo di fronte a un tentativo di controllare la protesta da parte delle più grandi Istituzioni mondiali. In altre parole le Nazioni Unite (?) vorrebbero provare a gestire e orientare gli indignados, e la registrazione, mediante un non poi così tanto tortuoso giro di identità, di 15october.net sarebbe un segnale di ciò o un concreto successo.

In giro per il Web si parla quindi di “opposizione controllata” e di “movimento del 15 ottobre creato dal potere stesso”.

 

 

Faccio una rassegna di link italiani in cui se ne parla:

articolo su International Business Times

post su Centro Studi Socialismo Nazionale

post su Francesco Word

copia del post del Centro Studi Socialismo Nazionale sul Blog personale di Morena.Mia

copia del post del Centro Studi Socialismo Nazionale sul Blog dell’Iguano

post su La Scienza marcia e la menzogna globale

copia del post di La Scienza marcia e la menzogna globale su TNEPD

 

 

Faccio anche una piccola rassegna di link di articoli e discussioni in inglese:

post su PoliticalContext.org

topic su abovetopsecret.com

topic su godlikeproductions.com

post su Squalor Scholar

 

 

Allora c’è effettivamente qualcosa di strano nella registrazione di 15october.net?

Ebbene quello che avrebbe registrato il sito in realtà sarebbe (rullo di tamburi) questo ragazzo (tadan):

Questa foto proviene da un post su acampadaquito.wordpress.com, un blog sul movimento Indignados a Quito, capitale dell’Ecuador.

Nel post c’è la segnalazione di un incontro con Santiago Carrión Arcos, questo il nome del ragazzo della foto, con cui hanno conosciuto il movimento Acampada Sol “da dentro”.

Infatti Santiago Carrión Arcos è il figlio di Paulina Arcos. E’ uno studente di filosofia e praticamente dall’inizio ha collaborato con il perseguitatissimo dal potere Wikileaks, lavorando alla “cable analysis”, cioè all’analisi dei documenti sottratti ai Servizi d’Informazione per individuare abusi, violazioni di diritti umani e episodi di corruzione.

Studiava in Spagna quando è nato il movimento degli Indignados e ne ha fatto parte sin dal principio, per esempio qui un suo articolo sul magazine ROAR.

Quando il dominio è stato registrato, in luglio, non ci si aspettava una risonanza del genere, ed è stato semplicemente comprato con carta di credito a nome della madre di un membro del gruppo che seguiva la protesta, composto da EuropeanRevolution.net, TakeTheSquare.net e ROAR, Santiago Carrión Arcos appunto.

In più pare che le cose che ha pubblicato sul sito europeanrevolution.net, fondato da lui e altri, non siano piaciute a qualcuno, perché i server sono stati ripetutamente violati e i dati cancellati. Il sito conteneva informazioni legate a Wikileaks e al movimento degli Indignati. Adesso è offline.

 

 

 

 

 

 

Per raccogliere queste informazioni ho consultato anche queste pagine:

post di ROAR dell’11 giugno 2011

post di ROAR del 27 luglio 2011

la pagina di informazioni su FuturePress su Wikileaks Central

sito #acampadasol

il sito 15october.net (Release)


Alla rivoluzione su due cavalli – A proposito di frange violente di Ultras e BlackBloc&Co

Dando un’occhiata tra ieri e oggi ai principali canali di comunicazione sociali e partecipativi, a quanto pare l’idea che va consolidandosi è che, nella manifestazione di ieri a Roma, fatta nello stesso tempo nelle piazze delle principali città praticamente del pianeta, si sia svolto un fatto assai spiacevole: la gente scesa in piazza per sfilare pacificamente contro la realtà poco simpatica di stipendi da fame, precarietà, disoccupazione intellettuale e disoccupazione giovanile, misure di austerity applicate a c**** di cane, pensioni che a forza di non essere corrette all’inflazione si sono ridotte a un livello da piangere, immoralità, disprezzo dell’etica, mancanza di Senso dello Stato nella classe politica (giusto per andare morbidi), Scilipoti e Rizzoli Larussa, si è vista rubare, fo*****, sottrarre impunemente, ciu****, fregare la scena da qualche centinaio di individui che hanno pensato bene di passare un sabato incendiando macchine, uffici, spaccando vetrine, saccheggiando negozi, lanciando mattoni o inclusivo cose simili, facendo saltare le dita a un amico di SEL (nel video tra 0:55 e 1:10 circa, altre informazioni su quello che è successo in questo articolo su ilfattoquotidiano.it e in questo blog post di uno che lo conosce), dando fuoco a una camionetta delle forze dell’ordine, sfasciando tutto lo sfasciabile che rientrava nel campo visivo.

 

 

Telegiornali, carta stampata e carta stampata sul Web per la più parte hanno ovviamente dato ampio spazio agli incidenti e praticamente niente a chi ha sfilato in modo civile. Questo è un fatto abbastanza scontato: punto 1 è di prammatica e prassi dare spazio alla violenza, che fa scalpore, punto 2 non è che se qualche centinaio di scienziaticolcervellogrossogrosso a un certo punto mette a ferro e fuoco la Capitale ci si può mettere a parlare della gara di struzzi sul lago di Como. Quindi non rimprovero molto alle principali testate, c’è un recinto entro cui sono costretti a muoversi. Più che altro sarebbe giusto che mettessero con maggiore scrupolo in evidenza l’esistenza di questa netta differenza tra i manifestanti. A quanto ho visto SkyTG24 e il TG3 si sono comportati discretamente bene, altri non so, non ho visto molta TV.

 

 

Invece su quelli che prima ho chiamato canali di comunicazione sociali e partecipativi è passato, se non tutto, quasi tutto di quello che la gente ha detto, ha pensato e persino che è successo – diciamo così – sul campo.

Per esempio su Twitter, cercando #15ott, viene fuori abbastanza chiara questa distinzione, e quanto la gente indignata, che con tutta probabilità effettivamente ha motivi per manifestare, sia straincazzata con i BrickBlocketSimilia, con gli autori dei casini. Copioincollo in blocco giusto qualche intervento su Twitter al link che ho segnalato prima per rendere l’idea:

Stop ai Privilegi
bastacasta
Per colpa di pochi idioti domani i giornali parleranno solo di guerriglia urbana vanificando la manifestazione del 15.10 ! IDIOTI #15ott
15 Ott
Wu Ming Foundation
Su Twitter stiamo capitolando alla stessa logica sensazionalistica dei media mainstream, servono anche report dal resto del corteo #15ott
Il Fatto Quotidiano
#15ott #indignati In fondo a via Cavour comincia la zona rossa. La Polizia blocca la strada che porta verso Palazzo Grazioli e Montecitorio
Wu Ming Foundation
C’erano buone ragioni x criticare l’idea di fare questo corteo in questo modo, ma adesso c’è e si “tifa” x il meglio, non x il peggio #15ott
insopportabile
Essere violenti è il modo più stupido per avere ragione. #15ott
Francesco Di Gesù
frankiehinrgmc
Peccato quei caschi, quelle sciarpe, quei cappucci neri, vecchi e brutti.. Oggi siamo in piazza per portare bellezza.. #15ott

15 Ott

Anche su Facebook è andata così. Dal mio profilo si vedeva un flusso continuo di gente che condivideva video della manifestazione, commentava e pensava pressoché le stesse cose. Non è che il mio profilo possa rappresentare l’attività globale di FB sull’argomento, ma insomma non credo nemmeno che possa essere realisticamente un’eccezione. Tra i post pubblici questo di Repubblica.it è significativo.

Infine, ma non per ultimo come importanza, una montagna di blog parlano in questi termini di quello che è successo ieri. Segnalo quello che più spudoratamente coincide con quello che ho scritto all’inizio: un post di Alessio Liberati su ilfattoquotidiano.it. Vale la pena anche questo di Peace Reporter, molto amaro.

 

 

Allora chi sono questi qui che si sono svagati?

A mio parere molti di loro hanno diverse caratteristiche in comune con le frange violente degli Ultras, sembrano esserne una versione da manifestazione e da centro sociale, ma politicamente (ovviamente più spesso) anarchici e megasuperdindoncomunisti.

Vediamo cosa potrebbero avere in comune.

 

 

Prima cosa: l’età.

A quanto mi hanno detto persone (grazie) presenti alla manifestazione sembravano tutti giovanissimi. Roba che non è impossbile che ci fossero minorenni.

A questo link di Repubblica.it ci sono foto di alcuni che pare siano stati fermati. Non mi sembra che la loro età media sia uguale a quella della gente che per esempio ha cacciato Pannella dal corteo.

Stessa cosa si dice, cioè si parla di giovanissimi, in questo post di Luca Telese, in questa testimonianza di un giornalista di RivieraOggi e su questo articoletto preso su Yahoo Notizie.

Mi chiedo come sia possibile che gente che potrebbe essere che ancora debba finire di studiare, che potrebbe essere che vada ancora a scuola, che non sente la pressione di chi è un po’ più grande, che seriamente ha motivo per essere incazzato nero: per i contratti a tempo determinato ad minchiam, per le partite iva aperte lavorando in realtà come un dipendente, per la vita vissuta sempre con l’acqua alla gola, per le pensioni in decantazione, sia più interessata allo scontro di quest’ultimi.

 

 

Seconda cosa: fanno terra bruciata.

Non sono un minimo selettivi in quello che sfasciano, con chi se la prendono, non c’è rispetto per niente.

In questo articolo su ilfattoquotidiano.it si dice che <<dopo tocca a un signore anziano. Prova a fermare un ragazzo che sta spaccando una vetrina. Lui si gira, incappucciato e irriconoscibile e gli rompe una bottiglia sulla testa. “Schifoso!” gli gridano i manifestanti, ma ormai hanno paura. In piazza sono scesi referendari, pacifisti, studenti, sindacati di base, tanti precari e moltissime associazioni pacifiste, dall’antimafia agli ambientalisti. E poi famiglie, con i bambini nel passeggino, costrette alla fuga>>: in altre parole è capitato che abbiano attaccato anche gente normale, a c**** di cane.

Se agissero con consapevolezza, non colpirebbero anche le cose di chi probabilmente miliardario non è, come per esempio testimonia questo articolo di Linkiesta: <<I facinorosi sono perlopiù ragazzini che devastano aiuole e marciapiedi per recuperare armi e sampietrini da lanciare contro la polizia. «Ma – si domanda un manifestante romano – è un simbolo del capitalismo anche quella Lancia Y che hanno dato alle fiamme? È una macchina da povero Cristo che lavora in fabbrica. Questi sono vandali!»>>.

Sembra difficile difendere la tristemente nota distruzione della statua della Madonna (sono ateo). Uno assai intelligente, di quelli che a un certo punto tu alzi le mani, che non puoi fare niente (a cargatur, tradotto: a caricatura, come si dice a Bari; significa in sostanza: prendendo in giro), potrebbe dire: “è il simbolo dell’oppio dei popoli”. Al che io risponderei: ma per cortesia, ma vai a rubare a San Nicola, che ha tre palle in mano. E infatti la gente ha reagito così (video), fonte: TG3.

L’impressione generale è che vadano alle manifestazioni per fare baldoria, per l’adrenalina, per il pericolo, per fare un po’ di pseudosport estremo. Con tutta l’empatia possibile da parte mia, ma: abbelli, ‘na partita a pallone, buttarsi col paracadute, fare parapendio, bungee jumping, no eh? Ma pure pugilato, eh. Solo, quest’ultimo ha qualche effetto collaterale.

 

 

Terza cosa: hanno idee MOLTO confuse.

Non ho capito, a cosa è servita la violenza ieri?

A me pare che gli unici che se ne siano avvantaggiati siano quelli che adesso sono al governo.

Ho sentito paragonare il 15 ottobre alla Primavera Araba. Ma dico ci prendiamo per il sedere? Una cosa è manifestare in un Paese dove non si sono mai tenute elezioni e una cosa è manifestare in Italia. C’è bisogno di un cambio della classe politica? OK, votate di conseguenza. Altrimenti quale sarebbe l’esito della rivolta in un Paese dove già ci sono (anche se zoppe) regole democratiche? Quello di mandare qualcuno al Governo senza elezioni? Cioè al contrario. Mi sembra che si sia fuori strada, che non si sia capito qual è il ruolo della manifestazione in un Paese dove il potere politico si assegna con le urne.

Ma non è così. Il 99% della gente ieri a Roma lo sapeva, ovviamente. Non lo sapevano i ritardati incappucciati.

Poi in merito a un altro argomento, a questo argomento:

facciamoci ogni tanto venire in mente Pasolini. Non facciamo finta di non sapere che non sono loro a non essere sulla stessa barca.

Ma cerco di parlare con cognizione di causa, quindi per avere conferme del fatto che le idee dei nostri non sono proprio chiare, luminose e splendenti come il falò di Sant’Antonio, andatevi a leggere qualche topic sul forum di Indymedia. Segnalo queste fantastiche discussioni: a proposito di quello che avrebbe perso le dita, uno che si sente un grande rivoluzionario e viene preso a uova in faccia e questa. Ovviamente neanche grande parte della gente su Indymedia li appoggia, visto che hanno fatto delle enormi ca****.

Direi che è una pietra miliare, per capire il tipo di persone, cosa pensano e come parlano, questo video di Current, assai ingiustamente non ancora tanto noto:

Si parla di tutti gli estremismi, quindi si parla anche del bel NPD, formazione neonazista tedesca. Suggerisco di vederlo tutto, anche se è lungo, ne vale la pena.

E sarà anche chiaro perché per me frange violente di Ultras e BlackBloc&Co pari sono.

 

 

Ah a proposito: ho sentito dire che quelli di ieri non erano proprio Black Bloc. Embeh? E chi se ne frega.


Siamo in una botte di ferro

Su L’Espresso di questa settimana, cioè del 13 ottobre 2011, c’è una simpaticissima intervista di Stefano Vastano a un ex Presidente della Confindustria tedesca, Hans-Olaf Henkel (per chi se la vuole andare a leggere tutta: è a pagina 150).

Immagine proveniente dal sito ufficiale della BCE

L’argomento è il fondo europeo salvastati, il rischio Default di Grecia, Spagna e Italia, e l’euro.

Per rendere l’idea di che opinione è Hans-Olaf Henkel forse basta dire che l’articolo dell’intervista comincia con

<<Il fondo salvastati? “Miliardi sprecati per salvare l’inefficiente statalismo di Sarkozy”>>. […]

In più, sempre nel – chiamiamolo così – preambolo, prima della parte domandeerisposte, si dice che è un

[…] <<fiero critico dell’euro nonché convinto assertore di quella valuta che battezza Euro-Nord: “Circolerebbe solo in Germania, Austria o Finalndia, salverebbe non solo l’economia tedesca, ma anche Italia e Spagna>>. […]

Fin qui niente di strano, a parte il fatto che non si tratta proprio di un marxista di ferro con la stella in fronte. So’ idee sue e tanto di cappello.

Ma entriamo nel vivo:

[…] <<La soluzione che propone qual è? Gettare l’euro e la Grecia a mare?

“Non abbiamo alternative: o la Grecia fuoriesce dalla zona euro, oppure – è il piano che propongo – l’euro resta la valuta solo nei paesi più deboli. Ma la Germania, e gli altri paesi competitivi, entrano nella zona dell’Euro-Nord”.

Ma così spacca l’Europa in due…

“È già spaccata. Austria, Olanda Germania e Finlandia fanno un’altra politica economica rispetto al resto della Ue. Al Sud, l’euro ha aiutato assistenzialismo e debito pubblico”>>.

E già qui un po’ la cosa mi puzza. Io non ho i titoli di Hans-Olaf Henkel, non sono stato Presidente della Confindustria tedesca, né ai vertici di IBM, né sono Professore presso l’Università di Mannheim (for business studies, in questo articolo della Deutsche-Welle), che secondo Die Zeit dovrebbe essere l’Harvard di Germania (almeno per alcuni campi), però però che l’euro possa aver aiutato l’assistenzialismo in Spagna, Italia, Portogallo e Grecia mi sembra un po’ strano. Dopotutto l’euro si è portato appresso il Patto di Stabilità e tutti i Paesi, quelli che ho nominato compresi, sono sottoposti ad un vincolo in più e non in meno. Mi dico che probabilmente mi sto sbagliando, e che non è vero che sta adattando in modo un po’ maldestro la realtà alle sue idee generali o particolari. Evidentemente, penso, le sue ragioni posano da qualche parte assai solida.

Ma il dubbio è venuto forse anche all’intervistatore, infatti dice, andando avanti:

<<Veramente in Grecia, Italia o Portogallo, i debiti si facevano anche prima dell’euro.

“Quando ero presidente di Confindustria. l’Italia era per noi tedeschi un concorrente formidabile perché i vostri politici avevano libertà di svalutare la lira. I prodotti del made in Italy risultavano imbattibili. L’euro ha legato le mani alla vostra economia, e da allora l’Italia sprofonda nei debiti. Siete la vera bomba a orologeria per l’Ue”>>. […]

Mannò! Non è possibile! Non è assolutamente dall’introduzione dell’euro che l’Italia sprofonda nei debiti!

Punto primo lo sanno anche i muri che il debito pubblico italiano si è aggravato in modo rilevante all’incirca tra la fine degli anni ’70 e il ’92/’93, in mezzo ci sono i fatidici anni ’80; come è chiaro da questi grafici (che vanno anche molto indietro nel tempo), presi da uno studio della Banca d’Italia:

Punto secondo i muri italiani lo sanno, e i muri tedeschi? Non mi aspetto che quello che monta lo sportello alla BMW serie 7 sappia recitare a memoria il rapporto Debito/PIL dell’Italia dall’Unità d’Italia ad oggi, ma che almeno un economista tedesco preso a caso sappia suppergiù le cose più chiacchierate della storia economica dei Paesi più grandi d’Europa.

Punto terzo da quando è iniziato a circolare l’euro fino a prima dello scoppio della crisi del 2008 il rapporto è addirittura rimasto sostanzialmente costante, se non è diminuito!

Ovviamente non scende dalle nuvole, quel che dice sul Made in Italy nella lira è abbastanza vero e abbastanza noto. Potrei sembrare un po’ pedante e zeccoso e non perdonargli niente, ma una certa precisione di pensiero credo sia necessaria. Si tratta pur sempre di una persona che rilascia molte interviste ai giornali economici più importanti e potrebbe partecipare a diverse decisioni fondamentali.

Non chiedo di prevedere il futuro, ma insomma, almeno di non cambiare il passato.


I numeri primi non saranno mai gli ultimi – Parte #1

C’è un progetto, che è in piedi circa dal ’96, per cercare i numeri di Mersenne primi sfruttando la capacità di calcolo di tutti i computer della gente che desidera partecipare.

Il principio è, direi ovviamente, quello di dividere i dati da elaborare in tanti pacchetti e di distribuirli ai volontari per mezzo di Internet. Ogni volontario si scarica il programmino che – diciamo così – fa i conti, poi quando ha finito di lavorare sul pacchetto ne spedisce i risultati e magari ne chiede un altro. Il progetto si chiama Great Internet Mersenne Prime Search (GIMPS).

Il programmino, che invece si chiama Prime95 (per Windows, MPrime per Linux, ma è senza interfaccia grafica), e timb d’aqquan iev nu uagningid, detto in altre parole, quando ero un giovane adolescente (vedere l’About), era quello d’ordinanza per fare lo stress test alla CPU overclockata.

Si facevano (e si fanno) cose strane con i sistemi di raffreddamento dei componenti del computer, cose tipo questa con l’azoto liquido (dal forum di tomshardware.co.uk),

e allora c’era bisogno di vedere un attimino se il computer era partito per Graziadiddio e poi crashava, oppure se poteva funzionare – si fa per dire – normalmente, almeno per un po’.

Per esempio qui, sempre su tomshardware.co.uk, c’è un tipico caso di modo insano di usare Prime95. In realtà credo proprio (sì, è acqua calda) che a GIMPS abbiano cavalcato alla grande questo fenomeno per diffonderlo anche tra coloro non proprio interessatissimi ai numeri primi.

In ogni caso, all’inizo del post ho menzionato i numeri di Mersenne primi. Vediamo cosa sono in modo molto amichevole, senza andare a scorrere la pagina di Wikipedia santissima; che linko quasi sempre in inglese, perché devo far vedere che sono internazionale e che sac l’ingles (cioè: che so l’inglese), anche se sono Terrone DOC (ma insomma, la Provincia di Bari si chiama o non si chiama proprio Terra di Bari?).

 

 

Partiamo dalle cose essenziali. Stiamo parlando di numeri. In particolare di numeri naturali.

I numeri naturali sono 1,\ 2,\ 3,\ 4,\ \dots,\ 34,\ 35,\ \dots, ecc. Certi cominciano con zero invece che con uno, ma io comincerò da 1, perché tanto lo zero non lo useremo. Indicheremo l’insieme dei numeri naturali con \mathbb N.

Non sono numeri naturali 2.3\ 56.0239\ 3124.4\ 0.24 ecc, non sono numeri naturali \frac{3}{4} \ \frac{37}{28}\ \frac{1}{2456} ecc, non sono numeri naturali 3+i5\ 25 -8i\ e\ \pi ecc, questo

non è un numero naturale (ah, che bello il Natale, tra un po’ arriva).

 

 

Se a e b sono numeri naturali, diremo che a divide b se e solo se esiste un numero naturale c tale che b=a*c. Per indicare questo fatto scriveremo a\mid b. Diremo in più che a è un divisore di b. Si vede facilmente che 1 divide tutti i numer naturali (prendendo c=b) e che ogni numero naturale divide se stesso (prendendo c=1). Queste sono cose credo pacifiche, senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

 

 

Se a e b sono numeri naturali e a\mid b, ossia a divide b, ossia esiste un numero naturale c tale che b=a*c, se in più a e b sono distinti, ossia sono diversi, ossia è a\neq b, allora è a<b, cioè a è strettamente minore di b, cioè esiste un numero naturale d tale che b=a+d.

Pure questo è un fatto assai pacifico e naturale. Epperò lo possiamo pure ricavare perbene.

Infatti per ipotesi abbiamo detto che a divide b, quindi esiste un numero naturale c tale che b=a*c. Questo c non può essere 1, sennò sarebbe a=b, da b=a*1. Quindi c è strettamente maggiore di 1, è 2 oppure un numero più grande.

E’ tutto vero se scriviamo b=a*c e a=a*1; se sottraiamo a a entrambi i membri di b=a*c, otteniamo b-a=a*c-a*1, quindi, usando la gloriosa proprietà distributiva, abbiamo b-a=a*(c-1). Abbiamo visto che c è almeno 2, quindi c-1 è un numero naturale e pure a è un numero naturale, quindi b-a è un numero naturale ed è almeno 1. In conclusione abbiamo dimostrato che b-a è uguale a qualche numero naturale d, ossia risulta b-a=d, cioè, rullo di tamburi, b=d+a: b è uguale ad un numero che è a più qualcos’altro che è almeno uno ed è un numero naturale, cioè abbiamo fatto vedere che è a<b, a è strettamente minore di b.

 

 

Cosa è un numero primo? Un numero primo è un numero naturale p, diverso da 1 (è una stradiffusa convenzione), tale che per nessun numero naturale a, eccetto che per 1 e per p, risulta che a\mid p. In altre parole p ha come unici divisori 1 e p stesso.

 

 

Il bello è che se n è un numero naturale qualsiasi diverso da 1, allora n è primo oppure è prodotto di primi.

Dimostriamolo usando il principio di induzione nella forma forte, che è anche assai intuitivo.

Per n=2 la proposizione “2 è primo oppure è prodotto di primi” è vera, perché 2 è un numero primo. Per n=3 la proposizione corrispondente è vera, perché 3 è primo; per n=4 è vera, perché 4=2*2, cioè 4 è prodotto di primi. Immaginiamo o supponiamo di aver controllato per tutti i numeri naturali (diversi da 1) fino a n e che sia vera, e vediamo cosa succede a n+1. Se n+1 è primo stiamo apposto, se invece n+1 non è primo, significa che esiste un numero naturale a, diverso da 1 e da n+1, tale che a\mid n+1, ossia esiste un numero naturale c tale che n+1=a*c.

Anche c è diverso da 1 e da n+1, altrimenti avremmo n+1=a*1=a oppure avremmo n+1=a*(n+1) con a più grande di uno, cioè diremmo cose da scimuniti. Quindi sia a che c sono diversi da 1 e da n+1, in più, per la proposizione che abbiamo dimostrato poco sopra, vale a<n+1 e c<n+1. Cioè sia a che c sono numeri che abbiamo controllato, quindi per ciascuno vale la proposizione: è primo oppure è prodotto di primi. Quindi n+1, se non è primo, è prodotto di primi e in conclusione la proposizione vale pure per n+1.

Abbiamo così dimostrato che se n è un numero naturale qualsiasi diverso da 1, allora n è primo oppure è prodotto di primi.

 

 

Tornando all’inizio del discorso, un numero di Mersenne, che indichiamo con M_p, è un numero naturale del tipo M_p=2^p-1, con p numero primo qualsiasi.

Tra i numeri di Mersenne ce ne sono alcuni che sono primi. Non si sa se sono infiniti o a un certo punto non ce ne sono più (di Mersenne primi). Ciò che posso dire con certezza è che al 23 agosto 2008 il numero primo più grande conosciuto era un numero di Mersenne: M_{43112609}=2^{43112609}-1.

I numeri di Mersenne primi non si sa se sono infiniti, ma i numeri primi sì. Si può dimostrare facilmente che i numeri primi sono infiniti.

Di conseguenza anche i numeri di Mersenne sono infiniti (tutti insieme, primi e non primi).

Ma questo lo vedremo un’altra volta, se capiterà.



Eri il migliore, Blue!

Un ingenuo e stupido film americano può insegnare qualcosa nonostante tutta la sua scempiaggine e per mezzo di essa. Un film inglese imbecille e scaltrito non può insegnare niente. Ho tratto spesso un insegnamento da un film americano stupido.

1947

da Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, Adelphi, pagina 112, quinta edizione

 

 

Quando mi capita di vedere un film americano leggero, a patto che non sia un B movie, mi viene sempre in mente questa frase. In realtà può valere bene anche per film del resto del mondo, anziché solo inglesi.

 

 

Mi scordo sempre di segnarla sul libro, una fatica per ritrovarla, ma chessa vld l’agghie screv prpr sop o blog, giacché stec (tradotto: questa volta la devo scrivere proprio sul blog, visto che mi ci trovo; vedere l’About), ho pensato.

Ovviamente nel 1947 non poteva essere affatto la stessa cosa e non poteva avere le stesse dimensioni, ma credo che il cinema americano leggero abbia mantenuto alcune caratteristiche nel tempo. Quindi mi permetto di violentare la citazione.

 

 

In altre parole al 99% io mi aspetto in un film americano: numero uno che finisca bene, numero due che da qualche parte racconti, partendo da una situazione altamente svantaggiosa, un percorso di crescita e di miglioramento trionfale di almeno un personaggio, numero tre (per le commedie, per i film leggeri pesi piuma) che abbia almeno qualche nuova idea su cui ridere.

 

 

E lo trovo giustissimo. In questo genere (e solo in questo in verità) è così che vengono meglio, che si fanno a regola d’arte.

A quali sto pensando per esempio? Per le commedie e i film leggeri pesi piuma sto pensando a Old School, in cui ci sono alcune idee a mio avviso da scompisciare

e, in misura assai minore, a Maial College.

Vi sembra che siano la stessa cosa di questo?

Volevo parlare di un altro tipo di film stupidi, in particolare ero partito con L’apprendista stregone VS Wild Target, ma mi è venuto in mente Blue di Old School e non ho resistito.

E poi vuoi mettere: in questo modo in questo post compaiono insieme Maial College e Ludwig Wittgenstein.

 

 

PS: questo post non è in alcun modo collegato con la morte di Steve Jobs, è stato scritto prima.