E’ un sogno o è un’ossessione?

Tra le idee di José Mourinho che ho trovato più indovinate ai tempi dell’Inter, c’è quella gustosissima, che poi ha ripetuto, ed è stata anche copiata da altri, per esempio da Ancelotti, sul dover essere la Champions un sogno e non un’ossessione per la squadra.

Perché? Perché il sogno “è più puro”. In questo video c’è una delle prime volte in cui ne ha parlato (dal minuto 3:50 circa):

L’impressione è che vada a beccare un fatto abbastanza giusto nel calcio, cioè che a un certo punto un grande obiettivo, in alcune circostanze, possa diventare un peso per una squadra che sulla carta promette grandi risultati. Questo sembrava il caso dell’Inter, che non vinceva la Champions da più di quarant’anni nonostante gli investimenti. Che poi nella conferenza stampa accusi persino il Barcellona di avere l’ossessione di vincere a Madrid, quello è spalare letame dal proprio giardino per buttarlo in quello del vicino, è prendere due piccioni con una fava, iè nu dret (tradotto: è un tipo furbo e spregiudicato; vedere l’About) e non c’è bisogno che sia io a dirlo.

Ma il concetto, parlando un po’ alla carlòn (tradotto: alla carlona), come dicono in dialetto a Cunvrsen (a Conversano), o parlando in modo naïf, come dicono per esempio a Conversano in italiano o a Milano, perché l’hanno sentito dire in Francia, perché l’hanno sentito dire a loro volta in latino (viene da nativus, secondo il De Mauro I edizione), si potrebbe estendere anche fuori dal calcio.

Per esempio ci si potrebbe divertire un po’ cercando di capire se alcuni comportamenti collettivi siano sogni, oppure siano diventati ossessioni.

Prendiamo la questione Padania.

E’ un po’ di tempo che la faccenda pare stia andando in, diciamo così, symbols overflow. Come tutti i movimenti etnonazionalisti, o inclusivo nazionalisti, o inclusivo pseudonazionalsocialisti, o inclusivo nazionalsocialisti a un certo punto tendono a comportarsi come se il posto che hanno deciso essere la patria, debba indicare se stesso in ogni buco e in ogni angolo.

Ora, comunemente si dice che i francesi siano mediamente più fissati con la France, di quanto lo siano per esempio gli spagnoli (non con la France), i portoghesi o i filippini. Eppure non mi sembra che ci siano molte scuole tappezzate in ogni dove dalla bandiera bianca, rossa e blu, né che in generale ci siano molti luoghi in cui i simboli nazionali sono ripetuti in modo così sovrabbondante.

Ebbene nella gloriosa e univocamente determinata classifica dei gruppi più campanilisti, secondo il rigoroso e incontrovertibile sentire comune, il primo posto l’hanno preso i leghisti, con il gioiello verde dell’arcinota scuola di Adro. Tadan:

Come si può leggere sul tappetino la scuola fu intitolata a Gianfranco Miglio, ora non lo è più, ma in ogni caso uno si chiede: ma è possibile che, così per sport, scorrendo una lista di italiani settentrionali distintisi nelle varie discipline, ma che fosse anche quella di Wikipedia, non si potesse prendere uno con un po’ più di talento?

Per fortuna alla fine tutto l’incredibile ambaradan fu rimosso e le cose tornarono alla normalità.

Ma pensare che abbiano rinunciato a piazzare il Sole delle Alpi in più posti possibile, in modo da ricordare che, sì, il Sole delle Alpi è stato usato qualche volta dalla gente che in passato ha abitato quei luoghi, è troppo ottimistico. Infatti hanno pensato bene di moltiplicare probabilmente per 30 o 40 il numero di Soli delle Alpi presenti in tutta Italia prima della nascita della Lega e compagnia bella, tanto che il loro ripetersi sta diventando ridicolmente appena appena noiosetto. Sostengo, direi con una certa cognizione di causa, che se l’autore di uno, diciamo così, originale fosse stato catapultato dal passato nella scuola di Adro, avrebbe esclamato: <<Ma che è una presa per il  c*** a quello che ho fatto io?>>. Qui un video di ilfattoquotidiano.it con le foto:

In questo articolo, sempre di ilfattoquotidiano.it, ci sono le informazioni sulle foto.

Allora, alla fine, la domanda è: la Padania è un sogno oppure è un’ossessione?

Non lo so, ma Padania non suona bene e, a quanto pare, a tenere presenti queste fotografie, deve arrivare almeno fino alla provincia di Foggia:

La prima è una stele dauna e la seconda è la Chiesa di San Domenico a Lucera (ne ha parlato anche Bresciaoggi).

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