Siamo in una botte di ferro

Su L’Espresso di questa settimana, cioè del 13 ottobre 2011, c’è una simpaticissima intervista di Stefano Vastano a un ex Presidente della Confindustria tedesca, Hans-Olaf Henkel (per chi se la vuole andare a leggere tutta: è a pagina 150).

Immagine proveniente dal sito ufficiale della BCE

L’argomento è il fondo europeo salvastati, il rischio Default di Grecia, Spagna e Italia, e l’euro.

Per rendere l’idea di che opinione è Hans-Olaf Henkel forse basta dire che l’articolo dell’intervista comincia con

<<Il fondo salvastati? “Miliardi sprecati per salvare l’inefficiente statalismo di Sarkozy”>>. […]

In più, sempre nel – chiamiamolo così – preambolo, prima della parte domandeerisposte, si dice che è un

[…] <<fiero critico dell’euro nonché convinto assertore di quella valuta che battezza Euro-Nord: “Circolerebbe solo in Germania, Austria o Finalndia, salverebbe non solo l’economia tedesca, ma anche Italia e Spagna>>. […]

Fin qui niente di strano, a parte il fatto che non si tratta proprio di un marxista di ferro con la stella in fronte. So’ idee sue e tanto di cappello.

Ma entriamo nel vivo:

[…] <<La soluzione che propone qual è? Gettare l’euro e la Grecia a mare?

“Non abbiamo alternative: o la Grecia fuoriesce dalla zona euro, oppure – è il piano che propongo – l’euro resta la valuta solo nei paesi più deboli. Ma la Germania, e gli altri paesi competitivi, entrano nella zona dell’Euro-Nord”.

Ma così spacca l’Europa in due…

“È già spaccata. Austria, Olanda Germania e Finlandia fanno un’altra politica economica rispetto al resto della Ue. Al Sud, l’euro ha aiutato assistenzialismo e debito pubblico”>>.

E già qui un po’ la cosa mi puzza. Io non ho i titoli di Hans-Olaf Henkel, non sono stato Presidente della Confindustria tedesca, né ai vertici di IBM, né sono Professore presso l’Università di Mannheim (for business studies, in questo articolo della Deutsche-Welle), che secondo Die Zeit dovrebbe essere l’Harvard di Germania (almeno per alcuni campi), però però che l’euro possa aver aiutato l’assistenzialismo in Spagna, Italia, Portogallo e Grecia mi sembra un po’ strano. Dopotutto l’euro si è portato appresso il Patto di Stabilità e tutti i Paesi, quelli che ho nominato compresi, sono sottoposti ad un vincolo in più e non in meno. Mi dico che probabilmente mi sto sbagliando, e che non è vero che sta adattando in modo un po’ maldestro la realtà alle sue idee generali o particolari. Evidentemente, penso, le sue ragioni posano da qualche parte assai solida.

Ma il dubbio è venuto forse anche all’intervistatore, infatti dice, andando avanti:

<<Veramente in Grecia, Italia o Portogallo, i debiti si facevano anche prima dell’euro.

“Quando ero presidente di Confindustria. l’Italia era per noi tedeschi un concorrente formidabile perché i vostri politici avevano libertà di svalutare la lira. I prodotti del made in Italy risultavano imbattibili. L’euro ha legato le mani alla vostra economia, e da allora l’Italia sprofonda nei debiti. Siete la vera bomba a orologeria per l’Ue”>>. […]

Mannò! Non è possibile! Non è assolutamente dall’introduzione dell’euro che l’Italia sprofonda nei debiti!

Punto primo lo sanno anche i muri che il debito pubblico italiano si è aggravato in modo rilevante all’incirca tra la fine degli anni ’70 e il ’92/’93, in mezzo ci sono i fatidici anni ’80; come è chiaro da questi grafici (che vanno anche molto indietro nel tempo), presi da uno studio della Banca d’Italia:

Punto secondo i muri italiani lo sanno, e i muri tedeschi? Non mi aspetto che quello che monta lo sportello alla BMW serie 7 sappia recitare a memoria il rapporto Debito/PIL dell’Italia dall’Unità d’Italia ad oggi, ma che almeno un economista tedesco preso a caso sappia suppergiù le cose più chiacchierate della storia economica dei Paesi più grandi d’Europa.

Punto terzo da quando è iniziato a circolare l’euro fino a prima dello scoppio della crisi del 2008 il rapporto è addirittura rimasto sostanzialmente costante, se non è diminuito!

Ovviamente non scende dalle nuvole, quel che dice sul Made in Italy nella lira è abbastanza vero e abbastanza noto. Potrei sembrare un po’ pedante e zeccoso e non perdonargli niente, ma una certa precisione di pensiero credo sia necessaria. Si tratta pur sempre di una persona che rilascia molte interviste ai giornali economici più importanti e potrebbe partecipare a diverse decisioni fondamentali.

Non chiedo di prevedere il futuro, ma insomma, almeno di non cambiare il passato.

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2 commenti on “Siamo in una botte di ferro”

  1. gabersyd ha detto:

    Mi sembra un commento ingiusto. Il rapporto debito/PIL e’ salito dal 100-105% al 120% da quando e’ cominciata la circolazione dellEuro (che ha creato un aumento dei prezzi al dettaglio impressionante, cambiando tutta l’economia delle famiglie, e tanti altri effetti a catena).

    Inoltre avere un rapporto debito/PIL costante non e’ una cosa buona per niente. E’ una situazione stagnante, critica, che puo’ sfociare o in un radicale aumento del rapporto e in una diminuzione, e sappiamo bene cosa accadra’ se non si prendono provvedimenti in tempo…

    forse non si e’ spiegato bene, ma questo leader degli industriali ha ben sintetizzato la vecchia semplice politica monetaria italiana. Ora l’Italia si deve inventare qualcos’altro, o fara’ un brutta fine.

    • eulerCM ha detto:

      Il rapporto debito/PIL e’ salito dal 100-105% al 120% da quando e’ cominciata la circolazione dell’Euro, se si considera il periodo della crisi, iniziato nel 2008.
      Ma non mi sembra giusto considerarlo, infatti il debito/PIL è aumentato drammaticamente dappertutto dal 2008, per esempio in questo insieme di grafici di IlSole24Ore è abbastanza chiaro (considerando la parte dei grafici non tratteggiata, non corrispondente agli scenari, ma ai dati precedenti).
      Sul fatto che l’Euro abbia avuto anche altri effetti, non positivi, sono d’accordo.
      Che l’Italia dovesse continuare a poggiare parte della sua economia sulla debolezza della lira, per me non ha senso. In primo luogo così facendo si gioca sullo stesso terrreno della Cina e dell’India, e quindi alla fine si perde. In seconda battuta un Paese con un PIL Pro Capite così alto non può mai puntare sulla manodopera a basso costo. Il suo destino è segnato: l’Italia deve essere competitiva sul terreno dell’innovazione, della tecnologia, delle scienze, dell’arte, del design. Insomma deve puntare ad essere competitiva nel terziario. Ma qui si continua a tagliare spesa su R&S e a spalare letame sui pochi coraggiosi che lo dicono. L’esempio della Germania è sovrabbondante. E la Francia nel frattempo si sta rimpiendo (involontariamente) di scienziati italiani.
      E poi a mio avviso se la debolezza della lira fosse stata così fondamentale, il passaggio all’euro avrebbe avuto ben altri effetti sull’economia italiana.
      Quanto a Henkel: per me è fuori dal mondo dire che “al Sud l’euro ha aiutato assistenzialismo e debito pubblico” e che “da allora l’Italia sprofonda nei debiti”, oltre che parzialmente proprio falso.
      Che il mio commento sia severo non c’è dubbio (l’ho scritto pure nel post), ma il destino di milioni di famiglie dipende non poco dagli economisti. E pretendo meno sciatteria.


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