Matteo Renzi, Pippo Civati, le 100 proposte e gli operai Volkswagen – Storia incompleta dei rottamatori #1

Il 28, 29 e 30 ottobre si è tenuta a Firenze la convention, l’evento, del così chiamato Big Bang.
La convention si è svolta alla Stazione Leopolda, una bellissima stazione dell’Ottocento di Firenze che adesso ospita eventi, ed è il secondo appuntamento, che si è tenuto praticamente un anno dopo, di quello che fu Prossima Fermata: Italia il 5, 6 e 7 novembre 2010.

 

 

Verso l’agosto del 2010, sulla scia dell’insoddisfazione che si potrebbe dire praticamente generale per l’attività degli esponenti del PD e di tutta l’Opposizione, Matteo Renzi, sindaco di Firenze, rilasciò una adesso famosa intervista, ben riportata da Repubblica. Tra le cose più o meno sacrosante che disse ci furono:

– “se vogliamo sbarazzarci di nonno Silvio, io così lo chiamo e non caimano, dobbiamo liberarci di un’intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D’Alema, Veltroni, Bersani… Basta. E’ il momento della rottamazione. Senza incentivi”;

– “i nostri iscritti, i simpatizzanti, i tanti delusi che aspetterebbero solo una parola chiara per tornare a impegnarsi, assistono sgomenti ad un imbarazzante Truman show. Pensando: ma quando si sveglieranno dall’anestesia? Ma si rendono conto di aver perso contatto con la realtà?”;

– “piuttosto mi fate capire, per favore, che dice il Pd sul lavoro che cambia? Sull’innovazione? Sull’ambiente? E sulle tasse? Facevo ancora la maturità e già Berlusconi e Tremonti promettevano la riduzione a due sole aliquote. Quando siamo andati al governo noi, l’unico slogan era l’agghiacciante pagare le tasse è bellissimo. Ci sarà pure una via di mezzo…”;

– “più che cambiare però io direi proprio: azzerare [il PD, NdA]”;

“io però faccio politica col Pd e sono impegnato nel mio ruolo di amministratore. E soprattutto quel grido di piazza Navona, “andate a casa”, allora era di un solo intellettuale. Oggi temo sia condiviso della stragrande maggioranza del popolo democratico [risposta integrale a frase del giornalista: “Sembra di sentire Nanni Moretti”, NdA]”.

La reazione di D’Alema, abbastanza divertente, fu: “Renzi il futuro del Pd? Anzitutto è il futuro di Firenze, dopodiché, legittimamente, nel tempo libero che ha lancia delle idee”. Mentre quella di Bersani: “in questa vicenda c’è stata qualche parola di troppo; in un partito occorre rispetto”. Anna Finocchiaro si espresse così: “Vorrei dire a Renzi, come farebbe una vecchia zia che, siccome il rinnovamento delle classi dirigenti, di tutte le classi dirigenti, è un problema vero dell’Italia, se si affronta evitando parole che sono un po’ maleducate, se non altro per rispetto nei confronti di chi ha lavorato anche per consentire a Renzi di fare bene il lavoro che sta facendo, forse è meglio”. Ovvio che non l’avrebbero accolto a braccia aperte, ma neanche a 45 gradi.

 

 

Dopo l’intervista venne all’attenzione una sorta di alleanza e collaborazione con Giuseppe Civati (qui la versione archiviata della home del suo blog), consigliere regionale del PD in Lombardia e PhD in Filosofia alla Statale di Milano.

Da questo post (qui la versione archiviata) sul blog di Civati e da questo sul sito personale di Renzi ricaviamo notizie sulla nascita dell’iniziativa Prossima Fermata: Italia del 5, 6 e 7 novembre 2010. Civati la presentò in settembre con queste parole: “Lo schema è semplice: l’iniziativa è aperta fin d’ora a tutti. E parlerà della nostra generazione, ma non dei giovani politici, bensì dei giovani elettori. E dei loro problemi e delle loro speranze. Non è una questione anagrafica (anche se un po’ lo è, per la verità), ma riguarda l’età di questo Paese e del mondo in cui viviamo”. Mentre Renzi scrisse: “chi ha voglia di ritrovarsi con altre persone normali, serene e desiderose di dare un contributo in positivo per il futuro può iniziare a mettere in agenda la data del 5, 6 e 7 novembre a Firenze. Con Pippo Civati proveremo a dare una scossa e una smossa alla nostra parte politica”.

L’evento ebbe un successo niente male e fu seguito dai principali giornali del Paese: qui l’articolo di Repubblica con informazioni e approfondimenti sull’iniziativa e qui un articolo del Corriere a appuntamento finito.
Il Post lo seguì si può dire nei dettagli, tanto che con la tag Prossima Fermata: Italia si possono ricostruire e leggere molti interventi. Qui c’è il livereport degli interventi finali di, per dirne alcuni, Renzi, Civati, Scalfarotto, Serracchiani e Simoni.

L’idea di Prossima Fermata: Italia nel 2010 fu ottima. Effettivamente c’era e c’è ancora un problema non piccolo all’interno dell’Opposizione e soprattutto del PD, cioè non si discute di niente. Non ci sono dei principi o proposte di base, possibilmente facilmente comunicabili alla gente, che D’Alema, Bersani, Finocchiaro, Veltroni, etc possano presentare agli italiani. I dibattiti che si facevano e realisticamente si fanno all’interno dei partiti, si fanno al lume di candela, non si vede niente, non c’è luce, la loro risonanza è pari a zero.

E’ di poche settimane fa questa meravigliosa presa per il sedere di Bersani negli Sgommati, su Sky:

Invece quella iniziativa fu l’occasione per dire cose importanti e dire cose di sinistra e centrosinistra. Riprendo alcuni passi dagli interventi finali così come sono riportati da Il Post:

– La parola di Serracchiani è Europa. “Questo è il primo parlamento europeo che ha 135 deputati eletti in partiti di estrema destra. Su temi come l’immigrazione la sinistra europea dà risposte meno efficaci di quelle della destra. Noi falliamo quando le risposte tecniche non sono conseguenti ai valori cui ci siamo appellati”;

“Siamo l’unico paese europeo che in piena crisi economica ha tagliato su scuola, università e ricerca. Dobbiamo trovare i soldi? Tassiamo le rendite finanziarie” [sempre la Serracchiani, NdA];

– “Crediamo di vivere in un paese garantista sul fronte del lavoro, e invece abbiamo un esercito di giovani schiavi” [Scalfarotto, NdA];

– “Oppure prendete gli Stati Uniti: Obama prende una tranvata storica. Perché non è stato bravo a comunicare? A me piace pensare che quella scelta di cui la accusano – la riforma sanitaria – sia una di quelle scelte per cui vale la pena anche correre il rischio di prendere una tranvata” [Matteo Renzi, ebbene sì, NdA];

– “Chi nasce in Italia è italiano” [sempre Matteo Renzi, NdA];

– “Dobbiamo fare capire alle persone quello che diciamo. Abbiamo bisogno di tornare a parlare la parola delle emozioni” [Matteo Renzi, NdA];

– “Quello che ho capito stando da sindaco nell’ospedale dove un ragazzo di 21 anni era appena uscito dalla sala operatoria perché in questa città un gruppo delinquenti lo avevano picchiato fino a sfigurarlo solo perché amava un uomo. Quel ragazzo mi ha fatto venire un sentimento di rabbia che è pari a quello di una signora perbene di Firenze che quando ho messo una canzone di Tiziano Ferro durante un matrimonio s’è lamentata perché era un culattone. Questo punto è un punto culturale drammatico che sostanzia la battuta di Berlusconi” [Matteo Renzi, NdA];

– “Facciamo un grande investimento sull’unica cosa che ci salverà: la parola cultura, la parola bellezza” [Matteo Renzi, NdA];

“Nella prossima Repubblica si va con una cultura politica diversa. Non è solo importante numerare le proposte, ma dare delle priorità. Immigrazione, ambiente, sono temi poco affrontati. Ci rivolgiamo a chi ha voglia di costruire un paese con un partito nuovo, quello di chi non è ancora garantito” [queste sono parole di Pippo Civati invece, NdA];

– “Non ci interessa la collocazione nostra, ma quella del PD e il suo ruolo nel mondo. Ci dicono che non abbiamo contenuti, ma ne avete sentiti in questi giorni. Ci sono cose già sentite, ci dicono, certo, peccato che in Italia nessuno le abbia poi mai fatte. Non siamo una corrente, siamo una campagna, un’energia, tanti punti di vista” [ancora Pippo Civati, NdA].

Insomma a Firenze un anno fa non si perse tempo e le premesse erano buone perché le cose andassero in porto.

 

 

Purtroppo però nei mesi successivi ci sono state delle difficoltà e dei gravi errori che sembra abbiano compromesso tutto il progetto, fino ad arrivare a quello che pare essere il disastro di Big Bang di qualche giorno fa.

 

 

Il primo grave errore è stato la vicenda dell’incontro di Matteo Renzi con Silvio Berlusconi ad Arcore, appena un mese dopo Prossima Fermata: Italia.
Verso la fine di novembre 2010, a quanto lo stesso Renzi rivela, avrebbe chiesto un incontro a Berlusconi per parlare del via libera ad alcune misure che avrebbero portato soldi nelle casse del Comune di Firenze. Nei primi di dicembre finalmente l’avrebbe ottenuto, ma si viene a sapere soltanto per vie traverse, infatti sono Repubblica e Libero a rivelarlo prima di lui: rispettivamente qui e qui gli articoli, entrambi datati 7 dicembre 2010.
Renzi giustifica a Otto e mezzo su La7 quello che sembra desiderio che l’incontro rimanesse segreto dicendo che “L’accordo era che il giorno successivo, fatte le verifiche con Letta, con Tremonti e con gli altri, si sarebbe fatto un comunicato congiunto per dare notizia del nostro incontro e invece… “. Quando gli chiede Lilli Gruber se è stato fregato da Berlusconi, risponde: ”Per carità, ma forse rispetto ad altri sono stato più ingenuo”. Fonti: qui su La Nazione e qui sul Corriere.

Le reazioni all’incontro e alla modalità con cui si viene a sapere non sono ovviamente di giubilo. Bersani dice “A mio gusto sarebbe stato meglio Palazzo Chigi. Non è vietato per un sindaco incontrare il Presidente del Consiglio, ma esistono delle sedi, sennò si può capire male” e di “errore” parla anche il segretario toscano del Pd Andrea Manciulli (fonte: questo articolo del Corriere).
Importante è riportare quello che scrive l’amico Pippo Civati sul suo blog (qui la versione archiviata) sull’incontro: “Non ci sarei andato ad Arcore, come ha fatto Matteo ieri. Me lo chiedono in tanti e rispondo serenamente, perché non può esserci alcuna reticenza tra di noi. Avrei preferito una sede istituzionale (anche perché Arcore porta parecchia sfortuna, ultimamente) e un momento diverso da questo, con B che sta per cadere (o, almeno, lo speriamo tutti).
Anche se le motivazioni sono serie (soprattutto perché richiamano tutti a una maturità di rapporti tra chi rappresenta, a diverso titolo, lo Stato), il gesto può essere strumentalizzato. E B lo ha già fatto, con una delle sue (geniali, ahinoi) dichiarazioni sibilline.
Mi pare che qualcuno stia esagerando, però, con la dietrologia, anche perché lo stesso Bersani, ad Arcore, ci sarebbe andato anche a piedi, ricordate?”
Civati si riferisce ad alcune dichiarazioni rilasciate da Bersani nell’aprile del 2010, raccolte in questo articolo del Corriere.

Invece Nichi Vendola a caldo si rifiuta di commentare, poi qualche giorno dopo dichiara: “Il confronto penso di doverlo vivere nelle sedi istituzionali. Devo dire anche se avesse commesso un errore, una sgrammaticatura, però mi pare che si sia costruita una polemica gigantografica nei confronti di Matteo Renzi”, posizione che condivido completamente. Dopotutto Renzi a quanto sembra va ad Arcore per chiedere il via libera alla tassa di soggiorno, che avrebbe portato 17 milioni di euro nelle casse del Comune di Firenze e un po’ di libertà dalle ristrettezze del bilancio (fonti: qui su Repubblica e qui su Il Fatto Quotidiano).

La gente su Facebook pare dividersi tra commenti positivi e commenti negativi, con una prevalenza (più o meno leggera) di critiche, qui un articolo del Corriere sull’argomento. Anche i commenti su questa pagina del sito di L’Espresso sembrano essere orientati così.

Per concludere sulla vicenda, si è trattato sicuramente di un grave errore, sia perché non si è svolto in una sede istituzionale, sia e soprattutto perché a rivelarlo per primo sono stati i giornali, ma, con uno sforzo di pazienza, non è niente di irreparabile.

 

 

Forse ben più pesante è quello che succede dopo: prima il 31 dicembre 2010 viene fuori un articolo su Il Sole 24 Ore in cui dichiara: “Io sto dalla parte di chi scommette sul lavoro, della Fiat, di Marchionne. È la prima volta che il Lingotto non chiede soldi agli italiani ma investe in Italia in un progetto industriale. È una rivoluzione. E che accade? Che di fronte a una sfida globale in Usa, Brasile, Europa c’è la Fiom che vuole sganciare l’Italia da una locomotiva. E il Pd tentenna, si preoccupa di sintonizzarsi con la Cgil. Una follia”, poi conferma una decina di giorni dopo ai microfoni di TGLa7 (fonti: qui sul portale di Adnkronos e qui su Repubblica): “Io sto dalla parte di Marchionne, dalla parte di chi sta investendo sul futuro delle aziende, quando tutte le aziende chiudono, e’ un momento in cui bisogna cercare di tenere aperte le fabbriche”. Poiché evidentemente cominciano ad arrivare reazioni non entusiastiche a tali dichiarazioni, aggiunge su Facebook un post in cui dice che: “rispetta le opinioni di chi non la pensa come lui. Ma continua a dire che è meglio tenere una fabbrica aperta scommettendo sul futuro, che chiuderla piangendo su quanto è cattivo il mondo. Il mondo non si ferma. E il mondo ci costringe a cambiare. In Germania i sindacati hanno fatto accordi intelligenti e il mondo delle auto va alla grande. Perché noi no?”

Uno potrebbe pensare che Matteo Renzi possa non avere tutti i torti, che la competizione estera sia troppo forte e che i lavoratori italiani si debbano adeguare e rinunciare a qualcosa. Ma in realtà questa sarebbe con tutta probabilità una visione ingenua della faccenda. Infatti una grande impresa automobilistica europea come la Fiat non è il tipo di impresa che ha un impatto molto grande del costo del lavoro sui suoi bilanci. Giusto per fare un esempio recente e veloce di fonte che conferma questo assunto, richiamo le parole del Professor Francesco Zirpoli dell’Università Ca’ Foscari di Venezia in questo articolo (del 2 settembre 2011) su Linkiesta: “Il dibattito sulla Fiat è spesso focalizzato su questioni che riguardano il costo del lavoro. Il costo del lavoro, tuttavia, pesa per un valore intorno al 7% del costo industriale totale”.
I problemi della Fiat, se problemi ci sono, non sono alla catena di montaggio. I problemi sono in alto, in particolare nel settore Ricerca e Sviluppo e soprattutto proprio a livello di Management che riguarda quest’ultimo. Diamo infatti un’occhiata a questa tabella:

Come si può facilmente controllare, questa tabella è stata compilata semplicemente attingendo a dati ufficiali agevolmente reperibili in Rete e ai dati presenti in questo articolo (che merita davvero di essere letto) di Repubblica, in cui si parla diffusamente della differenza di condizioni tra un operaio tedesco Volkswagen e uno italiano Fiat. L’ho prelevata da Brescia Point a questo indirizzo (all’indirizzo è anche presente copia dell’articolo di Repubblica).

Non è difficile accorgersi che la colpa non è degli operai, anche senza avere una cognizione precisa dei costi industriali, faccio qui l’esempio di una piccola discussione su un forum del sito di informazione finanziaria Finanzaonline.com.

Aggiungiamo anche il fatto che Renzi a un certo punto dice che “è la prima volta che il Lingotto non chiede soldi agli italiani”, ma come fa notare Gad Lerner in questo post sul suo Blog non è affatto così.

In conclusione, alla luce di questi fatti, sia Renzi che Marchionne non sembrano farci una bella figura.

Si configurerebbe il seguente risultato: Renzi non si è informato bene, il che è comunque grave, oppure è banalmente di destra, come sostiene più o meno Gad Lerner.

Davanti al dichiarato sostegno di Renzi a Marchionne Pippo Civati non può rimanere impassibile, e infatti subito fa sapere che non è per niente d’accordo (fonte: qui sul Il Fatto Quotidiano): “Rispetto a Renzi ho una idea diversa e spero di discuterne domani in direzione con lui”. In quest’altro articolo non ci va più morbido: “Non la penso assolutamente come Renzi, credo che Matteo sia stato quantomeno imprudente”. Questa vicenda sembra sia stata importantissima per determinare poi il deteriorarsi del rapporto tra Renzi e Civati.

In un post del gennaio 2011 Civati (qui la versione archiviata) scrive le seguenti cose, che a mio parere meritano di essere riportate e con cui sono d’accordo:

“[…]

Penso che sia un brutto accordo, quello di Torino, e che ce ne siano in giro di migliori, in Italia, e non perché siano meno impegnativi, ma perché contengono clausole e impegni ben diversi. Perché il contributo che i sacrifici dei lavoratori rendono alla redditività aziendale è riconosciuto e compensato, in termini monetari e anche in termini di adeguati turni di riposo.

Penso che non si può partire da un caso specifico per riformare una partita così delicata. E penso che ragionare sotto ricatto non è mai la cosa migliore.

Penso che la questione produttività vs. diritti è mal posta, così, ed è soltanto una parte del problema, perché per essere competitivi ci vuole qualcosa in più.

[…]

Penso en passant che i toni di Marchionne degli ultimi giorni siano proprio stronzi.

[…]

Penso che se si parla di modello americano, bisognerebbe fare qualcosa per la partecipazione azionaria dei dipendenti. Non dopo, prima di chiudere gli accordi e di disegnare presunti nuovi modelli per il Paese.

[…]

Penso che il problema sia se riusciamo ancora a produrre auto e soprattutto se siamo competitivi producendo queste auto.

Penso che anche il tema della ricerca da qualche parte lo si dovrebbe anche porre.

[…]”

 

 

Tuttavia non è solo sull’appoggio di Renzi a Marchionne che si è consumata la più o meno temporanea e più o meno grave rottura tra Renzi e Civati.

All’incirca nello stesso periodo delle dichiarazioni di Renzi su Marchionne, succede che Civati organizza una sorta di predirezione o controdirezione il giorno prima della direzione vera e propria del PD, che si doveva tenere giovedi 13 gennaio 2011. L’incontro, per parlare dei temi che i “rottamatori” avrebbero dovuto portare il giorno successivo, si tiene al Caffè Letterario di via Ostiense a Roma appunto il 12 gennaio e ci sono tra gli altri Debora Serracchiani, Roberto Della Seta ed Ermete Realacci, oltre allo stesso Civati, ma manca Renzi. Infatti Renzi dice (fonte: qui sul Corriere): “Quanto ai rottamatori, non sono nati per fare una correntina del Pd, i rottamatori non sono uno spiffero. Poi se alcuni di loro vogliono parlare di primarie va bene, però parliamo anche del resto; altrimenti facciamo la fine di quelli che vogliamo criticare. Il Pd è credibile se smette di inseguire i falsi problemi e se prova a dire tre o quattro cose concrete sul futuro del paese”. Cioè Renzi teme che si voglia fare una corrente all’interno del partito. A ciò si aggiunge la vicenda Marchionne e Civati sbotta in più di un’occasione. Quindi Renzi non si presenta neanche alla convention tenutasi a Bologna (vedere l’ultimo link e qui sul Corriere) il 16 gennario 2011, che pure avevano deciso insieme. In più per esempio in quest’altro articolo del Corriere si dice che tra i motivi o segnali di divergenza ci sarebbe stato anche “l’impegno piuttosto ridotto che ultimamente [rispetto a gennaio 2011, NdA] lo stesso Renzi ha messo nella gestione di Prossima Fermata Italia, nata due mesi fa alla Stazione Leopolda, quando sembrava che i due trentenni in giacca e jeans dovessero rottamare il mondo”.

 

 

Come se non bastasse in giugno Renzi si rifiuta di condividere completamente i quattro SI al referendum su acqua, nucleare e legalità, infatti opta per un no sull’acqua, fonti: qui sul sito ufficiale di Matteo Renzi, qui su Repubblica, qui sul Corriere e qui su Il Fatto Quotidiano.
E’ soltanto l’ultima delle divergenze, prima che Civati dichiari: “Lo scorso anno, uno degli slogan della convention alla stazione Leopolda era “prima il popolo, poi il leader”: ecco, mi pare che adesso Matteo si stia occupando più del leader che del popolo” e la rottura si concretizzi definitivamente (anche se non è detto sia insanabile, Civati alla fine è andato a trovare Renzi durante Big Bang).

 

 

Civati in agosto rilascia delle interviste e si scrivono articoli sull’argomento: qui su L’Unità, qui sul Corriere (stesso indirizzo del penultimo link) e qui su TG24.Sky.it.

 

 

Adesso potrei finalmente parlare delle 100 proposte e anche di altre cose, tipo la assai significativa intervista di Renzi a Invasioni Barbariche del 2008, ma il post è troppo lungo, quindi lo farò la prossima volta.

 

 

Tuttavia voglio finire il post segnalando questo gustosissimo video. Per chi non sa il tedesco, si possono trovare dei commenti qui sul Corriere, qui su auto.it e qui su motori.it. Merita davvero.
Sono sicuro che se nei vertici Fiat ci fossero dei barlumi della personalità di Winterkorn, anche gli operai Fiat, come quelli Volkswagen, dormirebbero sereni sui famigerati sette cuscini:

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5 commenti on “Matteo Renzi, Pippo Civati, le 100 proposte e gli operai Volkswagen – Storia incompleta dei rottamatori #1”

  1. Angelo Lorusso ha detto:

    Ottimo post! Graditissima soprattutto quella tabella comparativa che non ricordavo più.

    Solo un po’ troppo pieno, anche di riferimenti, per essere verosimilmente letto “al volo”.

    Continua così

  2. Filippo Filippini ha detto:

    Grazie, ottimo lavoro.
    Civati e Renzi sono troppo preziosi per stare divisi, my 2 cents. Dovranno ritrovarsi.

    • eulerCM ha detto:

      Concordo totalmente, oltre che Civati potrebbe aiutare tantissimo Renzi per esempio nei suoi (frequenti) deragliamenti.
      Grazie di che?
      Sono io che ti ringrazio tantissimo.

  3. franco33 ha detto:

    I BURATTINI DEI ROTHSCHILD IN ITALIA – PARTE 1

    1) ” ……Anche Renzi, come già Veltroni sei anni fa, sta riciclando infatti come “leader del centrodestra” un Buffone [berlusconi] ormai agonizzante ed in via di liquidazione politica da parte del suo stesso partito. La lotta per la successione è stata così messa d’un colpo fuori gioco, sebbene il Buffone attuale appaia, anche fisicamente, ancora più “cotto” di quello di sei anni fa.
    La storia si ripeterà probabilmente anche nel registrare la proverbiale ingratitudine del Buffone, il quale, dopo aver incassato il favore da Veltroni, lo etichettò come “comunista”, e non solo per tutta la campagna elettorale, ma persino dopo aver riconquistato il governo nel 2008. Anche il presidente Napolitano, nonostante abbia anch’egli contribuito a salvare e riciclare il Buffone in innumerevoli circostanze, per la stampa di destra rimane un “comunista”, e l’uomo che approvò nel ’56 l’invasione sovietica dell’Ungheria. Gran parte della stampa cerca oggi di alimentare l’impressione di un conflitto tra Renzi e Napolitano sulla questione dei rapporti col Buffone e sulle sorti del governo Letta. Ma l’ipotesi di un Renzi “stratega” appare troppo giornalistica e troppo poco realistica. Di fatto l’incontro tra Renzi ed il presidente Napolitano, avvenuto al Quirinale il 13 gennaio scorso, suonava invece molto di più come un viatico per l’attuale segretario del PD e per le sue iniziative.
    http://qn.quotidiano.net/politica/2014/01/13/1009506-renzi-napolitano-quirinale.shtml
    Anche in questo caso la storia si ripete, poiché nel gennaio del 2008 proprio da Napolitano arrivò un avallo esplicito e formale alle iniziative di Veltroni per un compromesso col Buffone sulla legge elettorale e sulle altre riforme istituzionali. Napolitano non si fece nessuno scrupolo di concedere la sua benedizione a Veltroni, nonostante tutti gli evidenti rischi che ciò comportava per la stabilità del governo Prodi, che infatti cadde di lì a poco. La circostanza dell’endorsement di Napolitano a Veltroni fu rilevata con compiacimento dalla stampa di destra, ed in particolare dal quotidiano “Il Foglio”. http://lasupposta.blogspot.it/2008/01/napolitano-veltroni-berlusconi.html
    Successivamente la stampa di destra ha fatto finta di dimenticarsi di quell’ennesimo favore; ma, mettendo in fila i fatti, si ricava la sensazione che in questi anni Napolitano abbia svolto la funzione di gruccia, di insegnante di sostegno e di Lord Protettore del Buffone; ed anche il presunto “colpo di Stato” della fine del 2011, da cui sortì il governo Monti, appare come un espediente per ibernare il cadavere già putrefatto del Buffone, per poi scongelarlo alla prima occasione. Per quanto possa oggi apparire inverosimile, i precedenti lasciano comunque prevedere che, quando il riciclaggio del Buffone sarà compiuto e consolidato, la stampa di destra troverà il modo di riallestire la solita messinscena dello scontro ideologico con la “sinistra”, dando del comunista persino a Renzi…….” http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=591
    NAPOLITANO E’ IN RELAZIONI MOLTO BUONE CON KISSINGER.
    ” Per Giorgio Napolitano, Henry Kissinger ha sempre avuto parole di stima. L’attuale presidente della Repubblica era “il comunista preferito” da Kissinger, per sua stessa ammissione. Lo rivelava, nel 2001, il Corriere della Sera.
    “My favourite communist», ossia «il mio comunista preferito» è stato il saluto scherzoso che Henry Kissinger ha rivolto a Giorgio Napolitano quando lo ha visto a Cernobbio. «My favourite former communist», «il mio ex comunista preferito», lo ha corretto ridendo l’ ex “ministro degli Esteri” del Pci, oggi ds. ”
    http://apocalisselaica.net/de/varie/miti-misteri-e-poteri-occulti/il-posto-di-napolitano-nel-grande-complotto-mondiale
    HENRY KISSINGER E’ UN AGENTE DEI ROTHSCHILD.
    KISSINGER E’ UN AMICO DI LORD JACOB ROTHSCHILD E DI SIR EVELYN DE ROTHSCHILD.
    https://wikispooks.com/ISGP/organisations/introduction/PEHI_Jacob_de_Rothschild_bio.htm https://wikispooks.com/ISGP/organisations/introduction/PEHI_Evelyn_de_Rothschild_bio.htm
    ” Kissinger e’ un amico di Lynn Forester e la introdusse a Sir EVELYN DE ROTHSCHILD alla conferenza Bilderberg del 1998.Essi presto si sarebbero sposati.
    Quando Henry Kissinger era invitato a parlare alla United Nations Association l’ 11 Aprile 2001 Lord JACOB ROTHSCHILD era al suo fianco”
    http://www.bibliotecapleyades.net/sociopolitica/sociopol_1001club02.htm
    KISSINGER HA ANCHE RELAZIONI CON BENJAMIN DE ROTHSCHILD E ERIC DE ROTHSCHILD.
    “…. (Kissinger) era un amico del Barone EDMOND DE ROTHSCHILD; servi’ con il Barone ERIC DE ROTHSCHILD nel consiglio internazionale dei governatori del Peres Peace Center… ” http://www.martinfrost.ws/htmlfiles/third_section/The-Rothschild-Connection-2012.html http://www.newsfollowup.com/rothschild_libor_fraud_scandal_pilgrim_society_agius_chicago_obama.htm
    http://observer.com/2008/05/come-on-in-baron-eric-de-rothschild-buys-village-coop-for-115-m/
    EDMOND DE ROTHSCHILD E’ IL PADRE DI BENJAMIN DE ROTHSCHILD, IL MARITO DI ARIANE DE ROTHSCHILD. https://en.wikipedia.org/wiki/Edmond_Adolphe_de_Rothschild https://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin_de_Rothschild https://en.wikipedia.org/wiki/Ariane_de_Rothschild
    http://blog.libero.it/impermeabile/9298409.html

    2) Henry Kissinger e’ anche un membro dell’ International Council of JPMorgan, la banca che vuole la revisione della Costituzione Italiana. http://www.occupy.com/article/global-power-project-part-4-banking-influence-jpmorgan-chase
    ( Jp Morgan e la Costituzione antifascista http://unoenessuno.blogspot.com/2013/06/jp-morgan-e-la-costituzione-antifascista.html ).
    DUNQUE JP MORGAN HA STRETTE RELAZIONI CON LORD JACOB ROTHSCHILD, EVELYN DE ROTHSCHILD, BENJAMIN DE ROTHSCHILD E ERIC DE ROTHSCHILD.
    ” a parte la rottamazione dell’indecente legge elettorale, l’insistenza di Renzi è sullo smantellamento della Costituzione, in linea con il Ceo della Jp Morgan, Jamie Dimon, che considera “spazzatura della storia” il nostro impianto democratico così attento, almeno sulla carta, alla tutela del lavoro come diritto…………
    Il Genio Fiorentino però corre veloce, grazie alla leggenda metropolitana del “nuovo che avanza”. E adesso ha fretta di rottamare, in collaborazione con l’amico Silvio, soprattutto l’odiata Costituzione. «Puntano il dito contro le lungaggini del bicameralismo – protesta il grillino Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera – ma per varare il Lodo Alfano gli sono bastati otto giorni». L’obiettivo è sempre lo stesso, da anni: presidenzialismo, potere verticale. Mani libere, per scelte sbrigative truccate da “riforme”, mentre tutto intorno sta crollando: l’unica vera notizia è che l’economia globalizzata della fabbrica-mondo avrà sempre meno bisogno dei lavoratori italiani, a meno che non intervenga – con una svolta radicale – la protezione dello Stato, cioè il potere pubblico che i “nuovisti” vogliono morto, perché fa da argine allo strapotere delle multinazionali.” http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=95606&typeb=0&Al-peggio-non-c-e-mai-fine
    http://www.pumilano.it/economiaumanista/2014/01/italicum-o-presa-per-fondellum-perche-il-metodo-proporzionale-spaventa-partiti/

    3) ” Dopo aver versato, per non più di un minuto, lacrime di coccodrillo sui dati della disuguaglianza sociale nel pianeta, forniti dal rapporto della ong Oxfam – le 85 persone più ricche del mondo detengono una ricchezza equivalente a quella di 3,5 miliardi di persone; l’1% del pianeta possiede il 50% della ricchezza mondiale – il ministro Saccomanni, presente all’annuale Forum di Davos, è passato alle cose serie e, in un incontro con i grandi investitori stranieri, ha annunciato l’avvio dell’ennesimo piano di privatizzazioni, con in testa le Poste Italiane. ” http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12845
    LORD JACOB ROTHSCHILD, EVELYN DE ROTHSCHILD, BENJAMIN DE ROTHSCHILD E ERIC DE ROTHSCHILD SONO I VERI INTERESSATI ALL’ACQUISTO DELLE POSTE ITALIANE ?

    ” Il Professor Joseph Stiglitz, ex capo economista della Banca mondiale ed ex Presidente del Consiglio degli esperti economici del Presidente Clinton, svela i “quattro passi della strategia” della Banca mondiale, che è stata progettata per schiavizzare le nazioni ai banchieri. Riassumo questo qui sotto,
    Passo uno: privatizzazione.
    Questa è in realtà la fase dove ai leader nazionali viene offerto il 10% di commissioni nei loro segreti conti bancari svizzeri affinche’ gli acquirenti possano acquistare i beni nazionali ad un prezzo di vendita veramente stracciato. Pura e semplice corruzione .” http://www.iamthewitness.com/books/Andrew.Carrington.Hitchcock/Synagogue.of.Satan/1998-2002.htm

    letta, saccomanni, berlusconi e compagnia stanno aspettando la tangente del 10%++++++ ?


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