Vinicio Capossela, Pryntyl, Céline e Scandalo negli abissi

Mi hanno detto che anche al Petruzzelli è stato splendido il 20 novembre.

Io invece sono andato alla tappa di Molfetta in estate, l’11 agosto, e mi sento di dire che difficilmente il luogo poteva essere più indovinato. Le due tappe pugliesi (non le uniche) facevano parte infatti del Tour “Marinai, profeti e balene” di Vinicio Capossela successivo all’uscita dell’album con lo stesso nome del 26 aprile 2011, che è, come si capisce subito, quasi totalmente dedicato al mare. Per dir meglio il concerto a Molfetta si è tenuto sulla banchina San Domenico, che è praticamente quella su cui si trova la bitta sullla destra in questa fotografia:

 

 

A night in Molfetta..La foto sopra è il porto di Molfetta con il Duomo e devo ringraziare l’utente *tilli* su flickr.

 

 

Quindi il pubblico aveva davanti il palco del concerto e alle spalle una vista simile, in più si poteva quasi toccare l’acqua con le dita.
Un concerto davvero minuziosamente curato, stupendi i colori, le luci, i costumi, i suoni e soprattutto la magia dei brani delll’ultimo album di Capossela, che migliore atmosfera non avrebbero forse potuto trovare.
Tanto da far dire a Vale D, una blogger che si occupa ed è appassionata di teatro, in una recensione della tappa agli Arcimboldi di Milano: “Quante volte quando leggo di cantanti che fanno i concerti nei teatri penso: “Ridate i teatri agli attori!”, rivendicando la pertinenza di questo luogo (sacro, certo, trattandosi il teatro di rito) a coloro che sono stati designati a esserne i sacerdoti, ovvero gli attori.
Il caso del concerto a cui ho partecipato stasera è diverso: sul palco un sacerdote della Parola, Vinicio Capossela […]”, “[…] Al di là della maggiore immediatezza del linguaggio musicale rispetto a quello verbale (su cui, in realtà, bisognerebbe puntualizzare perché non è per nulla scontato) sentiamo che c’è più attinenza nel suo modo di rivisitare i miti di quanto non faccia il teatro […]” e “[…] Vinicio è un sacerdote più degno di tanti teatranti che usurpano il luogo […]”.

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